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Antonio Canova

Scultore e pittore. Possano (Treviso) 1757- Venezia 1822

Allievo di Giuseppe Torretti Bernardi (interessante scultore attivo a Venezia), viene a Roma nel 1779 assieme al pittore La Fontaine, ospite dell’ambasciatore Zulian. Dopo un breve soggiorno a Napoli è di nuovo a Roma nel 1781, dove è indirizzato allo studio dell’antico da Gavino Hamilton, pittore scozzese di ispirazione neo-classica.
Nel 1802 è chiamato a Parigi da Napoleone che vuole fare di lui il suo statuario ufficiale.

L’ambiente di Roma, in quel momento, è influenzato dalle ricerche e dalle teorie del Winkelmann, (1717-1768), l’iniziatore dei moderni studi archeologici. Nell’artista il processo di idealizzazione, tipico dell’arte-neoclassica, si precisa come processo di sublimazione ed egli stesso parla non di “invenzione” ma di “esecuzione sublime”. Del resto non poteva essergli estranea la schilleriana poetica del Sublime. Per lui, veneto e cattolico, la sublimazione avviene attraverso la natura: dalla “bella natura” all’amore “ideale” cristiano. Nell’evoluzione di questo presupposto si capisce come il classicismo idealistico del Canova assorba l’idea della morte in quella della vita ed è proprio nell’arte funeraria che raggiunge le sue massime espressioni. Non va dimenticato che la vaga ispirazione ad un passato di cui si lamenta la perdita è il tema, ormai pre-romantico, della poesia funeraria inglese, delle malinconiche liriche del Pindemonte, dei Sepolcri di Foscolo. Va quindi contrastata la tesi di un Canova gelido ed intellettualistico. In lui si agita invece un conflitto tra anima romantica e principi del neo-classicismo, uno sforzo di portarsi dalla realtà al livello del simbolo. “Abbozzare con fuoco ed eseguire con flemma” ammoniva il Winkelmann; e questo suggerimento sembra essere l’emblema del suo fare artistico.

Sua opera in S. Marco è il Monumento funebre, al sedicenne figlio di Pietro Pesaro, ambasciatore della Serenissima nel 1796.
La stele e lo stemma sono in marmo di Carrara, il basamento in bardiglio. L’artista impiega qui un’idea già concepita per il monumento a Clemente XV. Vivace è il contrasto tra luci ed ombre.

Opere principali in Roma: Monumento a Clemente XV (1787-92), San Pietro in Vaticano; monumento a Clemente XIV (1782-87), Chiesa dei Ss. Apostoli; Venere vincitrice (Paolina Borghese) 1805 Galleria Borghese; Perseo e i due pugilatori Creugante e Damosseno, Musei Vaticani; Busto di Napoleone, Galleria dell’Accademia di S. Luca.