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Archivio Storico

Pax tibi, Marce!

Memorie e Ricordi della prevetusta Basilica Marciana.

 

Discorso letto il giorno 5 dicembre 1912 per il solenne possesso dell’Em.mo Principe Cardinale Francesco Saverio Nagl, Arcivescovo di Vienna

In questo fausto giorno nel quale l’Eminenza Vostra Rev.ma viene a sedere la prima volta sul trono di San Marco Papa, ed a continuare la serie degli illustri benemeriti Titolari di questa sacratissima e perinsigne Basilica, mi sia lecito al cospetto di sì illustri personaggi (1), rievocarne le glorie ed i fasti. Grave è il compito a cui mi accingo, per richiamare in breve una storia sì antica ed importante, che hanno ben pochi templi cristiani.

Ma, più che le mie parole, parlino a Voi quest’oggi le opere artistiche che l’adornano, testimoni perenni della sua gloria. Qui, ove sorgeva l’abitazione di Claudio, uomo consolare, nelle vicinanze delle terme Pallacine, e dove un giorno l’Evangelista discepolo di San Pietro adunava i primi credenti nella candida fede di Cristo, doveva sorgere per opera del papa Marco, a perpetuare la sacra tradizione, la nostra vetusta Basilica. Quando con urto formidabile l’antica civiltà, bandita dalla forza delle armi, cedeva vinta a quella nuova sotto il vessillo della Croce, il piccolo oratorio cristiano ove l’umile sacerdote Marco aveva tante volte offerto l’Ostia di pace, vedevasi dallo stesso, elevato alla dignità pontificale, trasformare in quella basilica che il primo imperatore cristiano, il figlio di Sant’Elena “munificentia reditibus instruxit liberalibusque muneribus ditavit”. Alla generosità imperiale col seguir dei secoli, succedeva quella dei Romani Pontefici, e specialmente di Adriano I, che l’ampliò e ne restaurò le pitture dell’ipogeo, e di Gregorio IV che, oltre ai grandi ed ingenti restauri, ornò l’abside di ricchi mosaici (2). Ma soprattutti eccelse per munificenza il veneto pontefice Paolo II. Egli, in questa Roma, nello stesso suo palazzo, volle ricordata la magnificenza di quella superba patriarcale basilica veneta che, ricca d’ori e di marmi, è testimone di glorie e di grandezze: Egli volle che la basilica dell’Evangelista in Roma con quella gareggiasse. Gli Eminentissimi titolari non furono da meno dei Pontefici. Il pio Cardinale Valeri faceva costruire uno splendido coro ed ornavane con dipinti le pareti. Ma special zelo per lo splendore della Basilica dispiegò il Cardinale Angelo Maria Quirino: egli meritamente a corona delle sue opere potè porre la scritta: “Zelus domus tuae comedit me” degli ingenti suoi restauri resterà imperituro il ricordo. Angelo Maria Quirino dava alla basilica nuovo splendore e decoro. Purtroppo però, secondo l’uso dei tempi, egli sacrificava  tante memorie, sacre per la loro vetustà, e tanti ricordi. Disgraziatamente si demoliva l’antica tribuna di Gregorio IV e gli amboni per erigere il nuovo altare, la nuova confessione, alle colonne poggiava dei pilastri, le vetuste mura ricopriva di stucchi, lasciando così nella Basilica le orme di quello sventurato barocchismo che trionfò malauguratamente in gran parte nei sacri templi della eterna Città. Tra gli imitatori degni del Quirino ricorderò il Card. Delfino che con vera munificenza faceva ornare la navata maggiore d’affreschi, il Cardinale Ercolani chiamava il celebre Architetto Valadier per costruire la cantoria; mentre gli Eminentissimi De Silvestri e Bartolini dimostrarono il loro affetto verso la Basilica, donando ricchi paramenti e sacre suppellettili. I procuratori di San Marco e gli oratori della Serenissima Repubblica non furono da meno degli Em.mi Titolari. Alle sacre gloria della patria essi disposavano la memoria del Santo Evangelista. Nicola Sagredo lasciò ricordo perenne per i suoi restauri, e segni d’imperituro affetto pur lasciarono il Grimani, il Duodo. Per opera di sì insigni mecenati delle belle arti, la Basilica Marciana serba tra le secolari sue mura degli splendidi capolavori. Dai dipinti del secolo VII ai quadri dovuti al celebre pennello di Melozzo da Forlì, dalle tele di Carlo Maratta a quelle di Palma il giovane, del Mola, del Borgognoni, del Gagliardi … alle opere dei marmorari romani del secolo VIII fanno corona quelle del celebre scalpello di Mino da Fiesole, di Giovanni Dalmata, fino a quelle di Antonio d’Este e del rinnovellatore della scultura Antonio Canova.

Così la Basilica di S. Marco non può non essere considerata come uno dei più insigni templi dell’Urbe. Ai pregi artistici seguono i ricordi di avvenimenti memorandi, che con il mutare dei secoli in essa si compivano. Sotto queste auguste volte quanti patri e religiosi ricordi! … quante dolci ed illustre memorie! San Marco! Nel nome del suo Evangelista, la Regina dell’Adriatico disponeva le sue agili galee alla conquista d’Oriente e fiaccava così la prepotenza della forza turchesca. Il nome di S. Marco risuonava su tutti i mari, ove le rosse antenne dal Leon d’oro con la scritta “Pax tibi, Marce, Evangelista meus” simbolo della serenissima Repubblica, veleggiavano: l’Italia signoreggiava sui mari nel nome di S. Marco. I grandi avvenimenti che si succedevano nella pittoresca città delle lagune, avevano il loro dolce eco per merito dei Suoi figli tra le sacrate mura di questa prevetusta Basilica. Il Cardinale Pietro Barbo, memore della grandezza della Repubblica veneta, cominciava ad erigere il grande e monumentale palazzo di S. Marco. Asceso al romano pontificato, egli non dimenticò , proseguendo il suo palazzo, di abbellire l’annesso Tempio. Quello egli volle che con ogni sfarzo divenisse la dimora dei pontefici e questo venisse arricchito d’ogni splendore. Correva l’anno 1468 il giorno sacro all’Apostolo del’'Egitto, San Marco, su questo trono in tutta la sua maestà sedeva il veneto pontefice Paolo II, circondato dal Sacro collegio, dalla sua corte e dagli ambasciatori dei principi italiani. Egli celebrava il solenne pontificale. Giunto all’Agnus Dei, e mentre con soavi armonie s’invocava dall’Agnello Divino, la pace nel mondo, il pontefice si erge su questo trono ed ordina a tutti i rappresentanti dei principi d’Italia di abbracciarsi in segno di pace. Così scongiura la guerra che minacciavasi tra di loro. Per Paolo II nella Basilica di S. Marco i Concistori e le pubbliche adunanze, si celebravano le funzioni pontificie e dalla grande loggia esterna s’impartivano le solenni benedizioni al popolo (3).

Con la scritta “Apud Sanctum Marcum” venivano pubblicate le bolle, i decreti e gli editti; per il maggiore decoro del tempio venivano con una bolla concessi ai canonici i privilegi episcopali (4); la basilica decorata d’ogni onore diveniva la chiesa palatina, la Basilica pontificia. Né con la morte del veneto pontefice questa veniva a perdere de’ suoi onori e della sua maestà. Poiché dopo cinque lustri, nel 1698, Alessandro VI da questo stesso trono, nel dì sacro all’Evangelista, dopo celebrato il solenne pontificale pubblicava la lega con i Veneziani e con il Duca di Milano contro Carlo V, re di Francia che ambiva alla conquista del reame di Napoli. Oh! Quanti altri numerosi ricordi di patria storia potrebbero favellarci queste vetuste mura nel tempo che ben 24 pontefici sedettero su questo trono ed onorarono con la loro dimora il palazzo di S. Marco. Allor sembrò che religione e patria si stringessero in amplesso in questo antico tempio di S. Marco. Non vanno disgiunti dai memorandi patri ricordi quelli religiosi. Sotto queste pervetuste arcate quante volte risuonò la voce apostolica dell’inclito Patriarca Domenico di Gusman e quella del grande Santo di Padova. Sotto queste volte echeggiava un giorno la pastoral voce del Beato Cardinale Gregorio Barbarigo e quella infuocata di zelo per il bene delle anime del Beato canonico Gaspare Del Bufalo. Oh care e venerande memorie che tu sola, o vetusta basilica puoi vantare!

Illustre è ancora la nostra marciana Basilica per il suo Clero. Con il fondatore S. Marco, assunto al supremo pontificato, ben altri 14 furono coloro che sedendo su questo trono furono degni di cingere la loro fronte della tiara pontificia (5). La storia purtroppo ha registrato quei nomi tra coloro che per pietà, per giustizia non men che per la libertà dei loro popoli onorarono la cattedra di San Pietro. Dal mite Giovanni VI che perdona a Teofilatto, al pontefice che lotta contro la prepotenza longobarda Stefano III. Dal pio ed ardente difensore dell’Italia contro i Saraceni Gregorio IV al grande Pontefice della Lega Lombarda Alessandro III. Onore della basilica furono non di meno i tanti Em.mi Titolari uomini di esimie e preclare virtù, e tra i tanti oggi vanno ricordati un illustre patrizio veneziano Cardinale Cornaro, un Cardinale Fieschi patrizio genovese, il nipote dell’Eroe di Famagosta Cardinale Marcantonio Bragadino, colui che alla scienza seppe unire la santità e la munificenza il Cardinal Quirino, un’Emulo di San Carlo Borromeo il Cardinal Beato Gregorio Barbarigo, il pio Cardinale Carlo Rezzonico, l’impavido difensore della sede Apostolica, per la quale soffrì l’esilio il Cardinale Ercolani, il benemerito Cardinale De Silvestri, l’insigne latinista non che archeologo Cardinale Domenico Bartolini. Ma ancora l’eco non è spenta delle solenni feste celebrate in onore del Beato Gaspare del Bufalo canonico e gloria di questa nostra Basilica. In questa ove tante volte pregò da bambino, iniziò il suo ministero sacerdotale e la sua vita d’apostolo; in questa Basilica ove con la voce apostolica aveva chiamato al bene tante anime, egli lasciò quanto di più caro ebbe nella sua vita le venerate spoglie dell’amata sua madre. Ma anche nell’umile manzione di sacrista non mancò chi, menando una vita del proprio sacerdotale ministero, seppe divenire un eroe di santità. Il venerabile Andrea Morani, anche egli nell’umile officio di custode del nostro sacrario, fu vigile imitatore degli esempi dei tanti pii e degni antecessori. Oggi, oggi che al numero di questi s’aggiungono degli emuli nella pratica di sante virtù. Ah! Se la veste dell’umiltà sotto cui si nascondono, non lo vietasse, potrei accennare a qualche degno imitatore di Gaspare Del Bufalo che, come oggi segue l’orme delle sue virtù, così condividerà con lui la sua gloria.

Ma tutto corrode il tempo e se ad esso si congiungono i mutamenti degl’intenti degli uomini, ogni più bel monumento ruina, cade; come passano nella dimenticanza tante gloriose memorie. Purtroppo di quei prischi ricordi della fede degli avi nostri, di quei pregevoli monumenti ricordo di passate glorie, abbandonati all’ingiurie del tempo, non rimarrà che una languida storia (6). Quell’artistico soffitto di Paolo II è in più parti pericolante, cadenti sono gli splendidi marmi, corrosi e ricoperti dalla bianca patina del salnitro sono i celebri affreschi e le classiche tele anche esse offuscato hanno i loro colori dal velame della polvere e del fumo; tutto attende chi sorga attratto dai antichi esempi ed alla prevetusta basilica ridia, con il restauro dei suoi monumenti, quell’antico lustro e decoro. Ma mi rallieta il pensiero, che sul trono di S. Pietro siede un figlio di Venezia, entusiasta dei ricordi delle Patrie grandezze, non sarà mai che sotto i suoi occhi la prevetusta basilica dell’Evangelista S. Marco cada in rovina!(7). Ed oggi che vedo su salire su questo trono colui che ama  le belle arti ed è degno mecenate di coloro che ad esse si dedicano una più lusinghiera speranza inonda l’animo mio. Mi sembra già veder sorger, l’alba di quel giorno che nella basilica risplenderanno di nuova luce quegl’insigni monumenti che rievocano tante illustri memorie e lieti ricordi. Vedo anche qui presente un degno successore del procuratore di S. Marco ed oratore Veneto Nicola Sagredo, il pio e dotto principe Schonburg ambasciatore di S. Maestà Apostolica l’Imperatore d’Austria, restauratore delle antiche venete memorie di questo palazzo ed  ammiratore di tesori artistici di questa Basilica (8). Con la cooperazione di sì egregi Personaggi non posso dubitare, che il ricco patrimonio artistico di questo tempio torni a risplendere oltre l’antico onore. Con tali lusinghieri sentimenti a nome del nostro illustre e reverendissimo capitolo  umilio ai piedi di questo trono i voti e gli auguri di longevità che l’Eminenza Vostra lustro e decoro di questa Basilica e patrono di questo capitolo per molti anni sieda su questo trono. I nostri voti siano confermati dalle divine benedizioni ed il Santo Evangelista Marco, e inclito fondatore di questa Basilica il pontefice S. Marco accolgano e confermino questi nostri desideri mentre prostrato innanzi a questo trono imploro dall’E. V. Rev.ma la paterna benedizione.            

Prof. Canonico G. Ceccarelli

 

(1) Al solenne possesso erano presenti S. A. il Principe Schonburg Ambasciatore d’Austria-Ungheria. S. E. il Ministro di Baviera, oltre a numerosi Vescovi, Prelati, non che una larga rappresentanza della colonia Teutonica, del Clero e del Patriziato romano.

(2) Iscrizione posta intorno al mosaico di Gregorio IV: Vasta Tholi Firmo Sistunt Funda Fulcra/ Quae Salomoniaco Fulgent Sub Sydere Rutu/Haec Tibi Proque Tuo Perfecit Praesul Honore/Gregorius Marce Eximius Cui Nomine Quartus/Tu Quoque Posce Deum Vivendi Tempora Longa/Donet Et Ad Caeli Post Funus Sydera Ducat

(3) Nel secolo XVII Paolo II volle i canonici di S. Marco insigniti “honoribus Episcoporum propriis”; ma nel secolo XX ai canonici viene dato un mensile di appena L. 20. Purtroppo molti credono che la Basilica ed il Capitolo di S. Marco dipendano dall’amministrazione della Imperiale e Reale Ambasciata di Austria-Ungheria, mentre invece la basilica ed il capitolo non hanno nulla a vedere con l’Ambasciata, hanno amministrazione indipendente.

(4) La loggia di S. Marco, fedele riproduzione di quella dell’antica basilica Vaticana, fu deturpata e ridotta ad abitazione dei famigliari dell’ambasciatore Nicola Erizzo della Serenissima Repubblica Veneta l’anno 1770 sotto il pontificato di Clemente XIV, il quale alle replicate e vibrate proteste del Capitolo contro un tale abuso imponeva silenzio (Vedi Arch. Capitolare Parte II sez. VI) Oggi piucchè mai con il nuovo assetto dato al palazzo apparisce una tale deplorevole sconvenienza; quindi è voto di tutti quei che amano le Arti e la storia della nostra Roma, rivedere la loggia al suo primitivo stato.

(5) E.mi Cardinali Titolari assunti al trono Pontificio. – Giovanni VI che perdonò a Teofilatto. Stefano III che lottò contro le prepotenza longobarda. Adriano I che chiamò in Roma Carlo Magno. Gregorio IV del quale dice Atanasio: Vegliava nel servizio di Dio alla salute suo popolo, ed a difesa della patria contro i Saraceni. Adriano II che salvò la civiltà contro le esercenti corruzioni de? Carolingi. Giovanni XII il calunniato da Ottone, Celestino II che ebbe un pontificato di pochi mesi. Alessandro III il grande pontefice della Lega Lombarda. Celestino IV vecchio per virtù e scienza. Gregorio XII che rinunziò alla sede dopo il Concilio di Costanza e rapì il mondo con il suo fervore. Eugenio IV celebre per il concilio di Basilea. Paolo II della veneta famiglia Barbo, Alessandro VIII celebre per il suo nepotismo e dannatore del Gallicanesimo e Clemente XIII il pio Rezzonico nipote del Beato Gregorio Barbarigo.

(6) Negli ultimi mesi del Pontificato di Leone XIII dopo le replicate istanze dell’E.mo Celesia Arcivescovo di Palermo e titolare della basilica, ora defunto, fu mandato dalla Santa Sede l’ingegnere Comm. … il quale dopo aver visitato sommariamente e constatato il deperimento del nostro antico tempio, si limitò a dire che per salvare la cadente basilica bisogna aprire le finestre. Le finestre sono pur troppo aperte caro Commendatore, ma dal soffitto di Paolo II agli stalli dei canonici tutto cade, tutto rovina all’aria fresca che entra per le bifore finestre. Piuttosto che le finestre, credo occorra aprire le borse.

(7) Nei primi mesi del Pontificato di pio X sperando il capitolo ed i canonici nella generosità del Pontefice, sì entusiasta per le avite glorie della sua patria, le fecero prevenire un esposto nel quale veniva dal Rev.mo Mons. De Romanis allora camerlengo, data esatta relazione delle tristissime condizioni di edilizie della basilica come del miserando stato finanziario del Capitolo, di tale esposto, dopo dieci anni, ancora s’aspetta una risposta, ogni speranza restò morta. La pervetusta basilica Marciana intanto rovina sotto gli occhi di tanti cultori ed amatori di belle arti, rovina e cade una basilica ricca di tante glorie e di tanti ricordi, rovina cade un monumento cristiano, nella capitale del mondo cattolico sede del Romano Pontificato.

(8) Il sotto principe Schonburg ormai noto a tutti per aver richiamato agli antichi splendori le sale dell’appartamento pontificio nel palazzo Venezia non mancherà di esaudire i voti di tutti i cultori di belle arti riaprendo il loggiato di S. Marco e dar così maggior luce ed aria alla basilica. Il nome suo certamente seguirà quelli di tanti illustri che nella basilica e nel palazzo per loro opere lasciarono imperituro ricordo.